Nuova primavera…

“Nuova primavera…” – Giovanni 15,26-27; 16,12-15
Domenica di Pentecoste

«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future».
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Settimana piena. Ripenso agli intrecci di questi ultimi giorni: una bellissima coppia di fidanzati che dalla Germania segue le mie mail e di passaggio dalla Valtellina passa a trovarmi, un’ amica preziosa ritrovata dopo anni di distanza, una mamma che dopo anni si apre al mistero del perdono, alcune coppie che si preparano al matrimonio e mi chiedono di essere accompagnate negl’ultimi mesi di preparazione…
Questa mattina ci ripenso, rimetto insieme un po’ di pezzi e mi stupisco contemplando la meravigliosa e imprevedibile fantasia dello Spirito Santo.
Allora vorrei provare a scrivere qualcosa di questa festa che celebriamo e che chiude il tempo pasquale.

Beh, innanzitutto bisogna chiarire che lo Spirito Santo non è una cosa, ma una persona, una presenza. Immagino che molti di voi stiano andando a cercare nella memoria qualche ricordo del catechismo della Cresima, per scovare qualche informazione in più su questo illustre sconosciuto che è lo Spirito Santo. Se avete in mente qualche bella definizione tenetevela stretta, ma lo Spirito ci tiene ad essere riconosciuto per quello che fa, più che per quello che si dice di Lui.
Se un brano della Parola ti punzecchia il cuore non avere dubbi: è opera dello Spirito Santo.
Se un incontro inaspettato ti dona una gioia fresca e spumeggiante non avere dubbi: lì c’è il Suo tocco.
Se dopo un periodo di letargo spirituale senti il desiderio di una nuova primavera non stai impazzendo: è l’azione dello Spirito.
Se trovi dentro di te un coraggio mai sperimentato prima non temere: è lo Spirito che lavora il tuo cuore.

Senza lo Spirito e i suoi mitici sette doni la nostra vita spirituale sarebbe noiosa come la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Senza lo Spirito leggeremmo la Parola con lo stesso entusiasmo con cui si legge la guida del telefono…
Lo Spirito infiamma, dona nuova vita, allarga lo sguardo, porta il cuore fuori dagli steccati della paura, dona la forza per dare mani e piedi ai nostri sogni, ci fa amare non i porti ma il mare aperto…

Allora coraggio, cari amici! Alziamo le vele e lasciamoci guidare dal soffio dello Spirito. Lui che è “datore di vita” (1 Cor 15,45) e che “ci ha liberato dalla legge del peccato e della morte” (Rm 8,2), ci faccia sperimentare ogni giorno la novità e la bellezza della vera fede nel Cristo Risorto e ci renda testimoni appassionati fino agli estremi confini del mondo…

Buona settimana
don Roberto

In tutto il mondo

“In tutto il mondo” – Marco 16,15-20
Ascensione del Signore

«Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
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Mi immagino il Signore Risorto: bellissimo e glorioso insieme ai discepoli. E poi un ultimo sguardo, occhi negl’occhi con i dodici, un sorriso, un saluto e il ritorno al Padre nella pienezza dello Spirito.
Il Signore non scappa, la sua non è una fuga, ma un ritorno alla comunione trinitaria. Il Figlio, dopo aver compiuto l’opera affidata dal Padre, fa ritorno nell’unità della trinità con tutta la sua umanità trasfigurata dalla potenza della resurrezione.
Ogni anno questa festa mi sconvolge.
Gesù ritorna al Padre e si porta dietro tutta la nostra umanità!
Luci e ombre, slanci e cadute, gioie e dolori, sono portate dal Risorto sotto lo sguardo del Padre, nella comunione con lo Spirito.
Niente di ciò che è umano è sconosciuto a Dio.
Che meraviglia…

Lui sa la tua fatica davanti a quel bivio così importante della tua vita, Lui sa la tua gioia per l’amore ritrovato, Lui sa il tuo dolore per quel tradimento, Lui conosce le tue lacrime ogni volta che passi davanti a quel letto vuoto, Lui sa il subbuglio del tuo cuore, Lui sa la fatica della distanza, Lui sa la gioia e lo slancio di questa nuova scelta di vita, Lui sa…

Accanto a questa stupenda rivelazione, la festa di oggi ci ricorda anche quale missione impegnativa il Risorto ha affidato ai discepoli, noi compresi. Il Suo Volto sottratto alla vista con l’Ascensione, dovrà essere reso presente dal volto della Chiesa missionaria: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).

Allora coraggio, cari amici! Siamo chiamati ad essere la trascrizione visibile del Risorto, testimoni del Vangelo, narratori credibili di un incontro che ha cambiato la nostra vita, trasparenza di un amore che ha sfiorato il nostro cuore con la potenza e la dolcezza dello Spirito. La chiamata missionaria non è un di più dell’esperienza cristiana o qualcosa riservato per i superman della fede, ma è un elemento essenziale e costitutivo della vita del discepolo. Superiamo il rischio di dedicarci alla conservazione della fede, al mantenimento del nostro piccolo orticello o a serrare i ranghi del nostro striminzito gruppo e lasciamo che lo Spirito ci guidi in mare aperto per essere testimoni di un amore che ha ribaltato la nostra vita.

Come io ho amato voi

“Come io ho amato voi” – Giovanni 15,9-17
Sesta Domenica di Pasqua

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore».
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Con un variopinto e allegro gruppo di ragazzi di III, I e V superiore sto condividendo una settimana di fraternità nel nostro Oratorio. Le aule di catechismo si sono trasformate in camere e al posto di tavoli, sedie e cartelloni sono comparse brandine, valige, libri e vestiti… I locali di casa mia sono popolati come non mai e tra le pigne di libri abbiamo piazzato due tavoloni per i pasti comuni. Per l’occasione mi sono improvvisato chef…
La preghiera condivisa, lo studio, la sistemazione della casa e della cucina, le cose più quotidiane scandiscono il ritmo della fraternità.
Nel poco tempo che mi rimane sistemo le ultime cose per la Cresima di sabato, preparo il materiale per il corso animatori in vista delle attività estive e cerco di ultimare un nuovo libro da consegnare.
In tutto questo intreccio è una parola del Maestro a indicare la rotta.
E’ una parola semplice, di quelle che nei discorsi scivolano dentro senza nemmeno farci caso, ma che sulle labbra di Gesù si carica di una potenza inimmaginabile.
E’ una parola che inchioda, ribalta, inquieta.
E’ una parola che obbliga a passare al setaccio la vita.
“Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”, questo è il comandamento di Gesù. Ed è quel “come” che mi mette con le spalle al muro e che guida la quotidianità di questi giorni.
Tutto è in quel “come” e basterebbe che le nostre comunità lo prendessero un po’ più seriamente per far salire la temperatura della gioia e archiviare – finalmente! – frustrazioni, risentimenti e rivendicazioni.

Sì, mi piace quel “come”.
Mi piace perché ci svela che Gesù è il modello e la fonte dell’amore.
Modello perché ci mostra la misura, ci mette davanti agli occhi il capolavoro a cui dobbiamo tendere.
Fonte perché l’amore di Gesù è anche il motivo e la ragione del mio amore.
Amo perché mi sono sentito investito dal Suo amore.
Dono perché ho percepito la Sua passione per me.
Condivido perché in Lui mi sono ritrovato fratello e amico.
L’amore cristiano non parte da uno sforzo titanico, ma dallo stupore di un amore eccedente da cui mi trovo investito. La vita cristiana è l’esperienza di questo anticipo gratuito e sorprendente dell’amore che rende possibile e feconda non solo la mia esistenza, ma anche la vita della comunità.
Gesù ci tiene anche a precisare che non ci tratta da servi, ma da amici. Amici che hanno accesso al cuore del Padre; amici che possono gustare la freschezza del Suo amore; amici che imparano la gratuità, il perdono, l’accoglienza e la passione da quell’unica fonte inesauribile che è il Suo stesso amore. Che bello essere chiamati amici da Gesù!

Allora coraggio! Lasciamoci toccare da questa Parola, sbarazziamoci da un po’ delle nostre zavorre, lasciamoci lavorare il cuore dallo Spirito e saremo pronti a contagiare di passione per il Vangelo tutti quelli che incroceranno il nostro cammino.
N.B. Ora scappo, i ragazzi stanno per tornare da scuola. Ho preparato la pasta al forno e vado a dare una rimestata…

Rimanere in Lui

“Rimanere in Lui” – Giovanni 15,1-8
Quinta Domenica di Pasqua

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Rimanete in me e io in voi».
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Mi colpiscono le parole forti e dure di Gesù: “senza di me non potete fare nulla” (v.5). Non dice che faremo le cose male o a metà, ma che non faremo proprio nulla.
E’ così, me ne convinco sempre di più: possiamo correre dalla mattina alla sera, fare mille cose, impegnarci lodevolmente in molte attività, ma se tutto questo è fatto senza di Lui, è sterile, vuoto, insignificante.
Lo dicevo l’altro giorno ad un’amica affaccendata in mille imprese: vale più un passo con Gesù, che una maratona senza di Lui.

In poche righe viene ripetuto per sei volte il verbo “rimanere” (vv.4.5.6.7.9.10).
Mi piace questa insistenza, perché fa vacillare tutte le presunte dichiarazioni di assoluta autonomia di cui spesso ci gonfiamo e che sono la causa di molti nostri fallimenti e delusioni.
Oggi Gesù ce lo dice chiaramente, senza giri di parole: non bastiamo a noi stessi, non siamo noi la fonte della nostra gioia, da soli non possiamo conquistarci la pienezza della vita. Come amava ripetere un amico gesuita: se stai affogando non puoi pretendere di salvarti tirandoti su per i capelli…
Il Signore Risorto ci invita a rimanere con Lui, a gustare questa stupenda e sana dipendenza, a fare dell’intimità con Lui il luogo più vero della nostra persona, a sperimentare che solo Lui può saziare i desideri insaziabili della nostra vita.

Tutto questo richiede coraggio, lo so.
Richiede di abbandonare un po’ di difese, di fidarsi, di mettersi nudi nella mani di Dio e soprattutto questo cammino ci chiede di non sentirci mai arrivati e mai a posto, per questo Gesù dice di “diventare discepoli” (v.8).
L’esperienza cristiana non consente l’accumulo e l’approvvigionamento.
Si diventa discepoli giorno dopo giorno, con la fedeltà nascosta e luminosa nella preghiera; con il desiderio appassionato di portare in famiglia, al lavoro, nella scuola, tra le persone più care, la novità travolgente del Vangelo.

Mentre ripenso a tutte quelle persone che mi sono state di esempio in questo cammino sui passi del Risorto, mi affaccio alla finestra della cucina e lo sguardo si perde sui vigneti aggrappati agli antichi terrazzamenti retici dell’alta Valtellina.
Davvero senza di Lui siamo come tralci secchi, sterili, inutili.
Davvero abbiamo bisogno di essere potati dalle sue mani esperte per andare all’essenziale, per non disperderci, per scoprire in noi una fecondità che mai avremmo immaginato.

Coraggio, cari amici! Se ci abbandoneremo alla Parola del Risorto, la vendemmia dello Spirito sarà la migliore di tutti i tempi!

Buona settimana
don Roberto

Io sono il buon pastore

“Io sono il buon pastore” – Giovanni 10,11-18
Quarta Domenica di Pasqua

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore».
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E’ lo Spirito del Risorto che ci deve guidare a rileggere questa bellissima pagina di Giovanni.
E’ lo Spirito donato nella Pentecoste che deve portare a rimpastare la nostra vita alla luce del Risorto che si presenta come il buon pastore che conosce e ama le sue pecorelle fino a dare la vita per loro. La sua conoscenza non è dozzinale o approssimativa, ma personale e intima. Il nostro nome non sta scritto in qualche registro polveroso dimenticato negli archivi celesti, ma sta nel Suo cuore.
Lui ci conosce uno a uno. Sa tutto di noi: le gioie e le fatiche, i sogni e le fragilità, gli slanci e le cadute. Lui conosce anche ciò che ci disgusta di noi, le pagine più brutte e amare della nostra vita. Lui sa adeguare il passo ai nostri ritmi, ma sa pure essere esigente quando il cammino o la nostra pigrizia lo richiedono. Ci accompagna. Ci custodisce. Ci protegge.
Rileggo con calma questo bellissimo brano e mi convinco che dovremmo prendere un po’ più seriamente questa Parola di Gesù e chiederci onestamente chi o che cosa è il pastore della nostra vita e dove la conduce. Proviamo a dare un nome ai modelli, agli ideali o ai progetti ispiratori delle nostre scelte.
A chi andiamo dietro? Di chi siamo alla ricerca? Verso chi sono puntati i nostri passi? A chi affidiamo la nostra vita?
Al buon pastore che ci tratta da pecorelle o ai falsi pastori che ci trattano da pecoroni?
Questa è veramente una verifica urgente del nostro cammino di fede. Non dobbiamo però cadere nel malefico tranello che ci fa supporre che, se proprio non siamo dei terroristi o dei serial killer, possiamo stare con la coscienza tranquilla e andare avanti beati.
I falsi pastori sanno benissimo come ingannarci e come illuderci, è il loro mestiere!
E anche noi – diciamocelo! – siamo bravissimi a raccontarci un sacco di bugie quando dobbiamo giustificarci…
Vero?

Coraggio, cari amici! La Parola ci invita a passare al vaglio i progetti, i desideri, la qualità delle relazioni, le ambizioni e chiederci se seguono il sentiero faticoso e promettente del buon pastore o la strada larga e deludente dei falsi pastori.

Basta un sorriso

“Basta un sorriso” – Luca 24,35-48
Terza domenica di Pasqua

Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!».
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Giorni difficili per i discepoli.
Il cuore è in subbuglio.
Sconcerto, paura, turbamento, dubbio, stupore e incredulità sono solo alcuni dei sentimenti appuntati dall’evangelista Luca. Dopo il grande racconto dei discepoli ritornati dalla locanda di Emmaus, il Risorto si fa nuovamente presente in mezzo a loro.
E i discepoli come reagiscono? Sono sconvolti e pieni di paura.
Cosa vedono e capiscono? Un fantasma, uno spirito.
Quanto assomigliamo a questi discepoli confusi e smarriti! Quanta fatica facciamo anche noi a riconoscere il Risorto presente nella nostra vita… A volte trovo cristiani navigati (almeno così sembrerebbe…) che parlano del destino, della fortuna o del fato e che dietro ad un incontro che ha cambiato la vita o davanti a un evento che ha smascherato una possibile tragedia, non vedono nulla, se non il caso; cristiani talmente concentrati sulla loro prestazione religiosa, che non riescono nemmeno a vedere i segni del Regno che li circonda, che non sanno riconoscere il Vangelo che già c’è intorno a loro.
Ma Gesù non molla e ribadisce: “Sono proprio io!”. Gli undici – e non solo loro! – devono allenare lo sguardo e il cuore per riconoscerlo, per superare i dubbi e le paure, per smascherare attese false o proiezioni dei propri desideri.

Il Risorto, che vuole essere convincente e togliere ogni dubbio, invita a toccare e guardare. Sì, proprio così! Gesù non finisce mai di stupirci: avrebbe potuto operare un miracolo strabiliante, una guarigione da premio nobel e invece no! Per farsi riconoscere, per togliere ogni incertezza, Gesù invita a guardare i segni della passione.
Quello è distintivo della sua presenza e della sua verità.
Quelle ferite sono feritoie per contemplare la verità della Sua vita e della rivelazione del volto del Padre.
Ancora una volta il Risorto ricorda l’inseparabilità della Croce e della Resurrezione. E’ proprio questo legame che ci dice lo specifico dell’annuncio della Pasqua. La “buona notizia” non è solamente che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio fatto uomo tra gli uomini ha donato tutta la sua vita per amore sulla Croce, ha sconfitto la morte ed ora è il Vivente!
Ma il vangelo di oggi, accanto alla passione e alla resurrezione, introduce un terzo elemento fondamentale: la missione.
Il Risorto, aprendo le menti dei discepoli all’intelligenza delle scritture dice: “Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (v. 48). Bellissimo: l’annuncio non è una cosa a lato o un dettaglio! La missione è parte integrante dell’unico evento della salvezza, fa parte della natura stessa della Chiesa nascente. Senza l’annuncio della conversione e del perdono dei peccati, la morte e resurrezione di Gesù rimarrebbero incompleti.

Coraggio, cari amici! Il Risorto invita anche noi ad annunciare che Lui è vivo e che siamo discepoli di un Dio innamorato e non sudditi intruppati e paurosi di un divino castigatore. In ufficio, a scuola, per strada, sul tram, al mercato siamo dei mandati, abbiamo questa novità esplosiva da condividere e da donare. Questo non è un optional della fede, ma una delle sue caratteristiche fondamentali. Come possiamo, come siamo capaci, nella vocazione che abbiamo ricevuto, non lasciamoci sfuggire nessuna occasione. A volte, davvero, basta solo un sorriso.

Buona settimana
don Roberto

Il risorto e la comunità

“Il Risorto e la comunità” – Giovanni 20,19-31
Seconda domenica di Pasqua

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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Il sepolcro di Cristo è vuoto, così lo hanno trovato le donne. Ma quello stesso giorno, un altro sepolcro, non conosce lo svuotamento della resurrezione.
I discepoli sono lì, a porte chiuse, sprangati nella delusione e immobilizzati dalla paura. E proprio qui, nella tomba che i discepoli si sono scavati, si fa presente il Risorto.
Provo ad immaginare i loro volti: la gioia, l’incredulità, lo stupore. Forse si aspettavano una bella ramanzina del Rabbì, forse temevano di leggere sul Suo volto la delusione per il poco coraggio dimostrato, per l’assenza nel momento più duro e per il tradimento dell’ amicizia. Ma Gesù – il grande Gesù! – non porta rancore: annuncia la pace e dona lo Spirito per la remissione dei peccati.
Mi piace tantissimo questo passaggio: le nostre chiusure e le nostre paure non fermano il Risorto! La Sua luce entra nelle nostre tenebre, il Suo amore è più forte delle nostre piccolezze, la Sua presenza riempie la nostra solitudine! Il Risorto va a incrociare i suoi proprio nel loro sepolcro e li invita al cambiamento, al grande passaggio della Pasqua: dalla paura alla gioia, dal sepolcro alla strada, dalla delusione al coraggio.
Ma quel giorno Tommaso non era con i discepoli e non si fida delle loro parole. Vuole vedere e toccare. L’annuncio dei suoi compagni è preciso: “Abbiamo visto il Signore!” (Gv 20,25) e richiama alla memoria il primo incontro con Gesù: “Abbiamo trovato il Messia” (Gv 1,41). Ora i discepoli sanno che il Messia è il Signore, l’hanno visto e ascoltato. Anche Tommaso vuole fare questa esperienza del risorto, pensa di averne diritto come gli altri. Ma quando l’ottavo giorno il Signore si fa nuovamente in mezzo in mezzo a loro, Tommaso non ha bisogno di toccare le ferite e mettere le dita nei buchi dei chiodi.
Vorrei sottolineare che questo incontro tra l’apostolo dubbioso e il Risorto, avviene dentro la comunità, insieme con gli altri fratelli discepoli. Gesù non va a fargli visita in privato, a casa sua. Il luogo dell’incontro è la comunità riunita. Una comunità – mi preme sottolinearlo – che ha dovuto masticare la propria mediocrità e fare i conti con il tradimento di uno di loro.
L’incontro decisivo con il Risorto non avviene in una comunità ideale e perfetta, ma in quella in cui vivi, quella con la quale il Signore ti ha chiamato a camminare. Trovo molta gente, purtroppo, che continua ad amare la comunità dei propri sogni, quella che non esiste e che forse non esisterà mai. Chi si comporta così, anche se non se ne rende conto, fa un pessimo servizio alla crescita del Regno di Dio e alla qualità evangelica della propria comunità.

Coraggio, fratelli! E’ li dove viviamo che il Signore Risorto vuole farsi incontrare.
Con quei catechisti che non sono mai contenti, con quel prete che si dimentica gli appuntamenti, con quel coro sempre un po’ stonato, con il sacrestano troppo preciso, con il gruppo giovani troppo rumoroso, con i chierichetti che bevono il vin santo in sacrestia (pensavate che non vi avessi beccati!), con la nostra comunità e tutte le sue ammaccature e le sue bellezze, potremo fare l’esperienza del Signore Risorto.

E’ vivo!

“E’ vivo!” – Marco 16,1-7
Domenica di Pasqua – Resurrezione del Signore

«Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».
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Questo è l’annuncio della Pasqua: Gesù di Nazareth, il Crocifisso è vivo!
Abbiamo camminato in questi quaranta giorni, vivificati dal desiderio della conversione e sostenuti dalla Parola che ha illuminato i nostri passi, per essere pronti ad accogliere questo annuncio: Gesù è vivo, il Crocifisso è risorto!
Nelle parola del giovane in bianche vesti, viene sintetizzato in tre espressioni tutta la verità di Gesù: nazareno, crocifisso e risorto.
L’angelo avrebbe potuto dire “Gesù il messia”, “Gesù il Cristo”, “Gesù il Figlio di Dio”… e invece no: “Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto”. Questo è molto importante perchè ci ricorda lo strettissimo legame tra incarnazione, croce e resurrezione. Davanti al Risorto non dobbiamo perdere la memoria dell’Incarnazione e della Croce, perché sono proprio esse a dirci lo specifico dell’annuncio della Pasqua.
La “buona notizia” non è che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio – che si è fatto uomo tra gli uomini e che ha donato tutta la sua vita per amore – ha sconfitto la morte!
Croce e resurrezione vanno sempre tenute insieme, perché l’una dice la fecondità e la verità dell’ altra.
L’ha capito benissimo la mia amica Angelica di terza elementare. Ogni Natale e ogni Pasqua mi regala un bellissimo disegno e io lo lascio appeso a tempo indeterminato sulla porta di casa. Quest’anno è un vero capolavoro! Il foglio enorme è diviso in due: da una parte la Croce con Gesù, dall’altra il sepolcro con la pietra ribaltata e il Risorto.
E’ proprio così: croce e resurrezione devono stare sempre insieme. Non si può parlare dell’una senza l’altra.
La Pasqua di Gesù annuncia che solo la vita donata per amore è più forte della morte, che solo la vita riconsegnata nella mani di Dio è sottratta alla morte.
Solo l’amore che accogliamo e che doniamo sarà forza di resurrezione.
Solo l’amore che ci fa spogliare di tutto per farci rivestire dell’abito del Figlio sarà germoglio di vita nuova.

Vita nuova, amici!
Vita nuova, non solo rattoppi o aggiustatine!
Vita nuova, splendente e luminosa come quella del disegno di Angelica!

E se ancora sei circondato dalla nebbia, se un crampo blocca ogni tuo passo, se ti sembra impossibile, se la paura ti stringe lo stomaco, non avere paura e ascolta l’annuncio degli angeli: il Signore è vivo! Il Signore è risorto! Oggi, per te!
Non avere paura, lascia che quella luce e quella bellezza squarcino il tuo sepolcro e anche per te, oggi, sarà Pasqua!

La follia di Dio

“La follia di Dio” – Marco 14,1-15,47
Domenica delle Palme: Passione del Signore

Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
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Nonostante le tre predizioni della Croce (Mc 8,31-33; 9,30-32; 10,32-34) Gesù è accolto a Gerusalemme come un re. I discepoli assaporano già il momento della presa di potere, della rivelazione finale e definitiva di Gesù, della manifestazione della regalità trionfante del Rabbì di Nazareth.
I dodici hanno giustamente intuito che a Gerusalemme Gesù avrebbe rivelato in modo definitivo e inequivocabile la sua potenza e la sua regalità. Quello che ancora non hanno capito è che nulla di tutto questo si sarebbe avverato secondo le loro aspettative e i loro desideri.
La potenza di Gesù si svela nella sua impotenza. Non nel dominio o nella forza si rivela la sua regalità, ma nell’amore; non nella prevaricazione, ma nel dono di sé; non nella violenza, ma nella mitezza.
La Croce è il trono di Gesù, è il luogo più luminoso nel quale scorgere la regalità capovolta e sconcertante del Figlio di Dio.
Al centro di questa narrazione, l’evangelista Marco colloca il riconoscimento: il velo del tempio si squarcia e il soldato pagano riconosce che il Crocifisso è il Figlio di Dio (Mc 15,39). La scena è immersa nel buio (v. 33), ma risplende la luce della bellezza di Dio che svela la sua verità. Il velo è squarciato (v.38), Dio non è più irraggiungibile, nascosto, lontano, ma si è fatto vicino all’uomo condividendone la vita in tutto e per tutto, anche nella morte.
Ecco il Figlio di Dio che svela nella sua nudità crocifissa il vero volto di Dio. Lui nudo, straziato, scarnificato è la trascrizione più vera del volto di Dio. Quest’uomo appeso alla croce, abbandonato e tradito è il nostro Dio.
Ecco la Sua follia.
Si chiama Amore.

Ripenso ai tanti fratelli e sorelle che hanno fatto sulla pelle l’esperienza trasformante di questa follia.
A te, che hai saputo perdonare e ridonare la vita a chi si sentiva morto dentro.
A te, che hai ripreso in mano la tua vita e hai saputo dire “no” a chi te la stava rubando.
A voi, che avete riscelto il vostro matrimonio mettendo nelle mani di Dio tutto quello che avrebbe potuto distruggervi.
A te, che senza saperlo hai fatto scoppiare una scintilla decisiva.
A te, che con un salto e un abbraccio hai liberato il cuore da tante paure.

Buona settimana
don Roberto
www.sullatuaparola.wordpress.com

Per chi volesse approfondire i temi del triduo santo, mi permetto di ricordare le mie “video-meditazioni”
Giovedì Santo http://www.youtube.com/watch?v=u8LU0Lly_Uk
Venerdì Santo http://www.youtube.com/watch?v=l_AA7Z2x-Ck
Pasqua http://www.youtube.com/watch?v=rm7mAiuYaxs

Se il chicco di grano…

“Se il chicco di grano…” – Giovanni 12,20-33
Quinta domenica di Quaresima

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. (…)
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L’ho scoperto per caso e mi sono quasi commosso. Loro nemmeno sanno che lo sto scrivendo. Le immagino sul pullman verso Sondrio, ancora un po’ assonate e con l’agenda della quaresima in mano. Ogni anno la regalo ai ragazzi delle superiori e spero che per ciascuno di loro sia un buon strumento per vivere al meglio questi quaranta giorni. Le immagino in mezzo ad altri studenti che ripassano o sonnecchiano con i loro Ipod. Loro leggono il Vangelo del giorno, meditano il commento e si scambiano qualche riflessione. Che spettacolo!
A volte sembra di seminare tanto e con fatica, ma di raccogliere poco. A volte nulla. Forse non siamo capaci di vedere o di attendere. Forse abbiamo la presunzione di vedere secondo le nostre attese e non siamo capaci di cambiare il nostro sguardo sulla realtà.
Il seme va piantato, ma bisogna aspettare che muoia per portare frutto. E a volte questi germogli spuntano davanti agl’occhi nei luogo e nei tempi più insospettabili…
Lo abbiamo meditato qualche sera fa con un gruppo di giovani leggendo il brano di questa domenica. Dopo aver letto con attenzione il testo ho cercato di spiegare che il verbo utilizzato da Giovanni per tradurre la richiesta dei greci a Filippo non indica un semplice “vedere”, ma un andare al di là delle apparenze, un vedere per conoscere e per capire. Una ragazza del gruppo ha commentato: “Che bulli ‘sti greci, avevano capito tutto!”
Proprio tutto non sono così sicuro, ma certamente avevano nel cuore un desiderio grande. Ma questo non basta: non solo bisogna desiderare di “vedere” Gesù, ma essere pronti ad accogliere le modalità sorprendenti e inattese con le quali il Rabbì – ieri come oggi – si fa presente nella storia.
Forse i greci si aspettavano una rivelazione trionfale, invece Gesù si presenta come il seme che sprofonda nell’oscurità della terra per marcire e portare frutto. La potenza di vita nascosta nel seme è sottratta alla vista, così come la fecondità della Croce è scambiata per sterilità e follia da chi non si abbandona alle parole del Maestro.
Come il seme assorbe acqua e nutrimento nell’oscurità della terra e si prepara ad esplodere di vita, così ciascuno di noi è chiamato in questo cammino quaresimale a lasciarsi inzuppare dalla Parola per essere pronto a esplodere di vita nella celebrazione della Pasqua.

Buona settimana